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L'estate di San Martino

  • Martedì 10 Novembre 2009 01:00
  • Ultimo aggiornamento Martedì 13 Dicembre 2011 12:59
  • Scritto da Graziano Patruno

Tutti conosciamo San Martino,  ogni mosto diventa vino,  questo e' tra i modi di dire più conosciuti.Tradizioni, poesie, modi di dire e persino canzoni ci riportano a questo santo che nasce in Pannonia,  l'attuale Ungheria , figlio di un ufficiale romano.

Martino si convertì al cristianesimo quando il padre si trasferì a Pavia

Furono i suoi  genitori, che  desideravano per lui una carriera militare,  (Martinus = piccolo Marte),  a costringerlo ad entrare nell'esercito.

Arruolato nella cavalleria imperiale, prestò servizio in Gallia, dove avvenne l'episodio per cui ancora adesso è ricordato. Incontrato un povero viandante che tremava per il freddo, tagliò con la sua spada il mantello e gliene diede metà (più probabilmente divise la stoffa dalla pelliccia che foderava all'interno il mantello dei soldati romani). La notte seguente sognò Gesù, che gli rivelò di essere lui stesso il viandante.

Il clima miracolosamente si riscaldò (da qui "l'estate di san Martino")

Martino, che aveva già conosciuto il cristianesimo, si fece battezzare, e abbandonato l'esercito, si recò poi a Poitiers dal vescovo Ilario. E' patrono dei soldati e dei cavalieri, ma nella società cortese divenne, con San Giorgio, il modello del perfetto cavaliere cristiano.
Per il suo atto di carità è patrono dei medicanti, per il mantello dei sarti; per la cinghia alla quale era appesa la sua spada, dei conciatori di pelli dei lavoratori del cuoio. Poiché una volta trasformò l'acqua in vino, è patrono degli osti, dei fabbricanti di brocche, dei bevitori e degli ubriachi. È patrono dei viticultori e dei vendemmiatori e dei sommelier, perché in occasione della sua festa si beve il vino nuovo, ma anche dei mariti traditi, e anche su quest'ultima cosa sono nati tanti modi di dire.

La raffigurazione più frequente rievoca l'episodio del mantello,che divise in due per donarne meta' ad un povero mendicante. Martino, dunque, non è il ricco che regala il superfluo: è un soldato che spartisce la piccola risorsa di cui dispone.

L’ignudo coperto dal mantello rimanda ad un altro episodio, meno noto, che accade a Martino quando è già vescovo. Un malato bussa alla porta e chiede di essere rivestito, ha freddo, batte i denti. Martino ordina ad un suo diacono di provvedere, ma questi non lo ascolta. Allora si avvicina all’uomo, si toglie la tunica e gliela mette addosso. Poi chiama di nuovo il diacono e gli ripete: «Guarda che c’è un uomo nudo».

Ma la nudità è, ora, la sua, a malapena celata dalla cappa episcopale. Stizzito, il diacono butta sulla strada una tunica di lana grossolana, fastidiosa ad essere indossata. Con grande umiltà e in silenzio, Martino se ne riveste e si avvia a celebrare messa. La leggenda vuole che, durante la consacrazione del pane e del vino, una luminosa fiamma circondasse le sue mani e il suo capo.


La nebbia agl'irti colli
piovviginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar:
ma per le vie del borgo dal ribollir de' tini
va l'aspro odor dei vini l'anime a rallegrar.
Gira sù ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando;
sta il cacciator fischiando su l'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi stormi d'uccelli neri
com'esuli pensieri, nel vespero migrar.


    ( G.Carducci)

Questa e' la poesia ,che tutti noi ,dovevamo imparare a scuola  ,per il giorno di San Martino.FIorello  ha musicato questa stessa poesia.

In realtà Martino fu uomo, prete e vescovo che visse il suo tempo dalla parte degli ultimi, difendendo i deboli e battendosi contro l’oppressione.
Lui, soldato, ebbe a dare testimonianze estreme di desiderio di pace e di non violenza.

 

Tiziana Bonasia 

 

 

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